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Scambiatori di calore a piastre: quando sono meglio di quelli a fascio tubiero?

Nel mondo oleodinamico il controllo della temperatura non è un dettaglio. È una condizione di sopravvivenza dell’impianto. Un olio che lavora costantemente sopra il suo range termico ideale perde viscosità, ossida più velocemente e riduce drasticamente la vita utile di pompe, valvole e guarnizioni.
La scelta dello scambiatore di calore, quindi, non è una voce di catalogo: è una decisione progettuale che incide su affidabilità, costi di manutenzione e continuità produttiva.

Tra le soluzioni più diffuse emergono due tecnologie: scambiatori di calore a piastre e scambiatori a fascio tubiero. Entrambi svolgono lo stesso compito, ma lo fanno in modo radicalmente diverso.

Capire quando uno è meglio dell’altro significa evitare sovradimensionamenti inutili o, peggio, sistemi di raffreddamento inefficaci.

Il problema reale: perché l’olio si surriscalda

Ogni impianto oleodinamico genera calore. Attriti interni, perdite volumetriche, laminazioni sulle valvole e carichi variabili trasformano energia meccanica in calore.
Il problema nasce quando il calore prodotto supera quello dissipato naturalmente.

Effetti diretti del surriscaldamento

  • Riduzione della viscosità perdite interne maggiori
  • Ossidazione accelerata dell’olio morchie e depositi
  • Invecchiamento precoce delle guarnizioni
  • Calo dell’efficienza globale dell’impianto

A questo punto entra in gioco lo scambiatore di calore, che ha un solo obiettivo: togliere calore all’olio nel modo più efficiente e controllato possibile.

Il ruolo dello scambiatore di calore nell’impianto oleodinamico

Uno scambiatore efficace lavora in modo silenzioso, costante e prevedibile. Non deve creare perdite di carico eccessive, non deve sporcarsi facilmente e deve mantenere le prestazioni nel tempo.

Qui nasce il vero confronto tecnico: piastre o fascio tubiero?

Scambiatori di calore a piastre emmegi Scambiatori di calore Acqua Olio

Scambiatori di calore a fascio tubiero: caratteristiche e limiti

Gli scambiatori a fascio tubiero rappresentano la soluzione storica nel raffreddamento acqua-olio. La logica è semplice: l’olio scorre all’esterno di un fascio di tubi, mentre l’acqua scorre all’interno.

Quando parliamo di questa tecnologia, facciamo riferimento agli Scambiatori di calore acqua olio Emmegi.

Punti di forza del fascio tubiero

  • Struttura robusta e collaudata
  • Buona tolleranza a fluidi sporchi
  • Resistenza a pressioni elevate

Limiti tecnici da considerare

  • Ingombri elevati
  • Efficienza termica inferiore a parità di volume
  • Superficie di scambio meno sfruttata
  • Pulizia più complessa
  • Difficoltà di modulazione fine delle prestazioni

Il fascio tubiero funziona bene quando lo spazio non è un problema, l’acqua non è particolarmente pulita e le variazioni di carico termico sono contenute.

Scambiatori di calore a piastre: come funzionano davvero

Gli scambiatori a piastre utilizzano una serie di piastre metalliche corrugate, accoppiate tra loro. Olio e acqua scorrono in canali alternati, separati fisicamente ma a stretto contatto termico.

Quando si parla di questa tecnologia, il riferimento corretto sono gli Scambiatori di calore a piastre Emmegi.

Perché le piastre scambiano più calore

Le corrugazioni delle piastre creano micro-turbolenze. Questo effetto rompe lo strato limite del fluido e aumenta drasticamente lo scambio termico.
In pratica, è come mescolare continuamente il fluido mentre lo raffreddi, invece di lasciarlo scorrere “piatto”.

Quando gli scambiatori a piastre sono migliori del fascio tubiero

1. Quando lo spazio è limitato

Uno scambiatore a piastre può offrire la stessa potenza termica di un fascio tubiero occupando fino al 50% di spazio in meno.
Nei moderni impianti industriali, dove i gruppi oleodinamici sono sempre più compatti, questo fattore è spesso decisivo.

2. Quando serve alta efficienza termica

A parità di condizioni operative, uno scambiatore a piastre trasferisce più calore. Questo significa:

  • Olio più stabile in temperatura
  • Minor portata d’acqua necessaria
  • Miglior controllo termico anche con carichi variabili

Se l’impianto lavora a cicli intermittenti o con picchi di carico, le piastre rispondono più velocemente.

3. Quando il controllo della temperatura è critico

In applicazioni dove pochi gradi fanno la differenza (presse, macchine utensili, linee automatizzate), la precisione dello scambio è fondamentale.
Le piastre permettono una regolazione più fine perché reagiscono più rapidamente alle variazioni di flusso e temperatura.

4. Quando si vuole ridurre il consumo energetico

Più efficienza termica significa meno acqua da raffreddare e meno energia spesa a monte.
Nel medio periodo, uno scambiatore a piastre ben dimensionato riduce i costi operativi dell’impianto.

5. Quando la manutenzione deve essere rapida e programmabile

Gli scambiatori a piastre sono modulari. Questo consente:

  • Smontaggio rapido
  • Ispezione visiva immediata
  • Pulizia chimica o meccanica più semplice

In un’ottica di manutenzione predittiva, questo aspetto diventa un vantaggio competitivo.

Quando il fascio tubiero resta la scelta corretta

Dire che le piastre sono sempre migliori sarebbe tecnicamente scorretto.

Il fascio tubiero resta preferibile quando:

  • L’acqua di raffreddamento è molto sporca
  • Le pressioni di esercizio sono estremamente elevate
  • Lo spazio non è un vincolo
  • L’impianto lavora in modo continuo e stabile

In questi casi, la robustezza strutturale del fascio tubiero gioca ancora un ruolo chiave.

Non commettere questi errori nella scelta dello scambiatore

Sovradimensionare “per sicurezza”

Uno scambiatore troppo grande lavora male, costa di più e può creare problemi di stabilità termica.
Meglio un dimensionamento preciso basato su dati reali.

Ignorare la viscosità dell’olio

Un olio freddo è più denso e scorre con più difficoltà. Le piastre, grazie alla turbolenza, gestiscono meglio queste condizioni rispetto al fascio tubiero.

Trascurare le condizioni reali dell’acqua

La qualità dell’acqua influisce direttamente sulla scelta. Questo dato va sempre analizzato prima.

Gli scambiatori di calore a piastre sono la scelta migliore quando servono efficienza, compattezza e controllo preciso della temperatura.
Negli impianti oleodinamici moderni, caratterizzati da carichi variabili e spazi ridotti, rappresentano spesso la soluzione più intelligente dal punto di vista tecnico ed economico.

Il fascio tubiero resta una tecnologia valida in contesti specifici, ma non è più la risposta universale.

La vera differenza la fa sempre una scelta consapevole, basata su dati reali e non su abitudini progettuali.

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